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Analisi di usabilità lampo: Rhodes Airlines

L’usabilità è spesso vista come una disciplina complessa, fatta di test lunghi e costosi e di procedure articolate che non danno un immediato riscontro della loro efficacia. Se in parte questo è vero non bisogna dimenticare che il modo migliore per far fruttare le nozioni di usabilità è considerarle come parte del ciclo produttivo di un prodotto software e in particolare di un sito web. Usabilità in questo senso è anche un certo sguardo con cui osservare un prodotto, una attenzione ad alcune semplici linee guida che possono fare la differenza. Provo ad illustrare questo approccio con una piccola sfida: scegliere un sito web e fare, in un tempo massimo di 15 minuti, una valutazione che evidenzi i principali errori di usabilità.

Attenzione: si tratta solo di un gioco senza nessuna pretesa di scientificità: il tempo limitato a disposizione, l’impossibilità di parlare con il committente per stabilire i suoi obbiettivi, la mancanza di una formalizzazione delle metriche e di una test con utenti, sono tutti enormi handicap. Ciò che mi preme è dimostrare che basta davvero poco tempo ed una buona conoscenza di alcune semplici linee guida per aumentare sensibilmente l’usabilità di sito o una applicazione web.

Nell’analisi mi servirò delle dieci euristiche di Nielsen per il design di interfacce: dieci principi facili da ricordare ed utili per dare un giudizio sull’usabilità di un qualunque prodotto interattivo.

La prima “cavia” di questo esperimento è il sito dell’ aeroporto internazionale “Diagoras” di Rodi. Cominciamo con il fare qualche considerazione sull’obbiettivo del sito: un utente che cerca il sito di un aeroporto si aspetta in generale di trovare informazioni su tale aeroporto, dove sta, quanto è distante dalla città, quali sono i servizi di cui dispone, ed altre informazioni utili per chi ha intenzione di arrivare o partire da quella località.

Detto questo diamo un’occhiata sito, cronometro alla mano per 15′, navigando ed indicando le zone problematiche. Il risultato è visibile qui sotto:

Il sito dell\'aeroporto di Rodi

Vediamo ora di raggruppare i vari problemi in base alla linee guida violate:

  • Visibilità e riconoscibilità dello stato del sistema (problema 3). I link non sono rappresentati secondo una modalità che indichi se sono stati cliccati o se sono cliccabili.
  • Consistenza e rispetto degli standard (problema 3 e 4) I link non sono rappresentati secondo la convenzione più diffusa ne sono resi riconoscibili in qualunque altro modo. Il link identificato dal punto 4 porta ad una pagina in greco, lingua differente dal resto del sito.
  • Estetica e design minimalista (problemi 1, 2, 6) Il design non è elastico ed a una risoluzione superiore a 800×600 il testo dell’intestazione tende a sovrapporsi, le informazioni scritte in verticale sono molto complicate da leggere, il nome del webmaster non è un contenuto particolarmente interessante (a parte forse per il webmaster stesso), dovrebbe essere messo in posizione più defilata
  • Riconoscimento senza ricorrere alla memoria (problema 7) Il link evidenziato porta alla versione in greco del sito, sarebbe importante rendere il link più esplicito infatti chi si trova davanti una lingua che non conosce cerca di andarsene al più presto.

Un discorso a parte è rappresentato dal problema n°5, si tratta del classico link rotto, un problema che potrebbe anche essere temporaneo.

Beh, non male per una osservazione di soli 15 minuti su un sito così semplice. Per ora mi fermo qui, se questa idea piace potrei pensare di fare qualche altra analisi lampo. Chissà intanto se qualcuno riesce a trovare qualche altra violazione dei principi di usabilità…

Yahoo! Microsearch: il web semantico sempre più vicino

Berlin street art, photo by Alessandro MartinDa qualche mese Yahoo! ha lanciato Yahoo! Microsearch un sistema di ricerca, in versione beta,  in grado di combinare i risultati tradizionali con i metadati estratti dalle pagine web. Tradizionalmente, senza entrare troppo nel dettaglio, gli algoritmi di data mining utilizzati dai motori di ricerca si basano su un principio tutto sommato simile: i contenuti rilevati a seguito di una scansione del web vengono indicizzati, pesati e categorizzati tenendo conto di una numerosa serie di fattori (traffico, link in entrata, unicità dei testi, ecc…). Si tratta dunque di un processo estremamente dinamico perché influenzato da molti fattori interni ed esterni al sito, ed estremamente complesso perché basato su una enorme mole di documenti molto poco strutturati. Con il diffondersi dell’idea del Web Semantico, ha preso piede anche la consapevolezza che, se si vuole ottenere di più dal Web, è necessario a pensare a come le informazioni presenti nelle pagine web possono essere rese più facilmente disponibili ad una elaborazione automatica. Ciò è possibile attraverso una più rigida strutturazione dei documenti  associata all’uso di metadati che rendano i contenuti comprensibili anche alle macchine. Il problema problema è stato affrontato secondo approcci differenti e con confortanti segnali di successo come nel caso dei Microformats. Ciò che mancava era lo stimolo di un big player che dimostrasse le potenzialità dell’inserimento di metadati nelle pagine web presentandolo non come un sostituto dei normali sistemi di information retrieval ma piuttosto come un loro prezioso complemento.

Yahoo!, nonostante le ben note difficoltà economiche, è riuscita ha mostrare che il Web Semantico è dietro l’angolo e può essere costruito passo dopo passo. Cerchiamo però, come al solito, di essere pratici e di vedere cosa offre concretamente questo nuovo servizio sperimentale. Il risultato di una ricerca su Yahoo! Microsearch è una combinazione di risultati tradizionali e di informazioni estratte dal parsing di dati espressi con Microformats, RDF e RDFa. Dei Microformats ho già parlato diverse volte, mentre dedicherò a RDF e RDFa un post più approfondito in futuro. Quello che qui mi interessa sottolineare è che il valore aggiunto dal nuovo servizio di Yahoo! non sta tanto nell’estrazione di dati strutturati da pagine web, cosa di per se relativamente semplice, quanto piuttosto nell’idea che tali dati possano essere messi in relazione fra loro e presentati all’utente sotto forma di:

  • Smart Snippets, ovvero brevi descrizioni che non siano solo frammenti di testo estratti da un documento sul web ma piuttosto una combinazione delle informazioni disponibili circa l’oggetto della ricerca che forniscano all’utente materiale (es. indirizzo e numero di telefono) sulla base del quale poter intraprendere delle azioni (es. telefonare) senza essere costretti a visitare la pagina.
  • Mappe, timeline e altre rappresentazioni visuali che aggreghino informazioni provenienti da più risorse sul web.

Dato che un esempio vale più di molte parole consiglio di provare una ricerca con i termini Ivan Herman su Yahoo! Microsearch e su un altro motore di ricerca per toccare con mano come può cambiare una SERP nel lungo viaggio verso il Web Semantico.

Fra le altre cose si può notare come l’idea di fornire come risultato di una query dati che possono essere usati subito per soddisfare i propri bisogni informativi è indicativa di almeno due tendenze diverse: da un lato ci si avvicina verso la visione di T. Berners Lee del motore di ricerca come agente informativo sempre più ricco ed intelligente, dall’altro si va verso strategie che tendono a rendere il motore di ricerca sempre più spesso luogo di destinazione e non più solo punto di partenza per la navigazione dell’utente, come segnala Marco Loguercio nel suo post sul SES di New York.

55 modi per divertirsi con Google

I could just google it
Ad un mese esatto dall’ultimo post si torna a parlare di Google. Questa volta però, me la prendo con calma è parlo di un bel libro distribuito sotto licenza Creative Commons in cui sono incappato negli ultimi giorni: 55 ways to have fun with Google ovvero 55 modi per divertirsi con il motore di ricerca più famoso del mondo. Il libro è una raccolta piuttosto divertente di piccoli giochetti, easter eggs e amenità varie che riguardano “big G”. Ad esempio: alzi la mano chi sapeva che per trovare la risposta a “la vita l’universo e tutto il resto” bastava digitare nel box di ricerca: “answer to life, the universe and everything“… E qualcuno a mai riflettuto su quanto tempo Google ci fa risparmiare? Vediamo un esempio tratto direttamente dal libro:

Controllare se vale la pena di fidarsi dell’appuntamento di questa sera

  • Con Google: inserisci “Frank Simmonz” in Google. Salta fuori la sua fedina penale e quindi decidi di starne alla larga. Tempo impiegato: 5 minuti.
  • Senza Google: Incontri Frank Simmonz. Sembra essere un bel tipo, benestante e ben vestito. Lo incotri di nuovo al ristorante una settimanapiù tardi. Passa un’altra settimana e noti che Frank ha del sangue sulla camicia, ma cerchi di non farci caso. Più tardi, mentre guardate un film sulla mafia, Frank dice: “la gente del giro non parla così, altrimenti lo saprei!”. A questo punto abbandoni il cinema in tutta fretta. Tempo impiegato: 2 settimane

Tempo risparmiato usando Google: 1 settimana, 6 giorni, 23 ore e 55 minuti.

Insomma 55 ways to have fun with Google èun bel modo per giocare un pò con un sistema che per molti (me compreso) è diventato uno strumento di lavoro, una sfida e a volte un incubo ;-)
Qui si può scaricare il file pdf oppure è possibile leggere il volume online cliccando qui.
www.55fun.com è il sito dell’autore dove si può acquistare una copia cartacea del libro ad una modica cifra… peccato abbia una copertina orrenda!