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Come essere un pessimo capo

Scritto il 07/11/2011 da Alessandro Martin.    

Breve vademecum per chi ama i propri errori

Non fidarti di nessuno. Se sei arrivato ad essere un capo è perché tu sei il più bravo e perché solo tu sai come le cose devono essere fatte. La retorica sul gioco di squadra è una stronzata. Non dare fiducia a nessuno: del resto se gli altri fossero il grado di svolgere il lavoro al tuo stesso livello, i capi sarebbero loro.

Non delegare mai. Se sei il capo un motivo ci sarà. Essere il capo non significa essere un leader o mettere i tuoi collaboratori nelle condizioni di fare la propria parte al meglio e di migliorare. Fatti carico di qualunque incombenza, anche la più piccola. Questa è la strada che ti porterà rapidamente ad essere il più grande ostacolo verso il successo tuo e del tuo team.

Se hai paura di prendere una decisione, ignora il problema. Decidere di non decidere è sicuramente più facile che affrontare un problema e le sue complessità, richiede meno coraggio, basta far finta di nulla. Poco importa se questo creerà dubbi, incertezze e disagi a chi lavora con te.

Stai lontano. Sforzati di essere il più distante possibile da quello che accade tutti i giorni sul luogo di lavoro. La quotidianità del lavoro dei membri del tuo team non ti deve interessare mai. Solo così riuscirai a ed essere percepito come uno sconosciuto da tutti ed a formarti una percezione tutta tua del lavoro che gli altri fanno.

Evita come la peste la comunicazione faccia a faccia. I veri capi si esprimono solo per e-mail, lettera, o meglio con segnali di fumo in giorni di vento.

Fai delle promesse, ma non mantenerle. Almeno non sempre. Solo così infatti riuscirai a perdere gli ultimi brandelli di fiducia che inspiegabilmente i membri del tuo team ti concedono ancora.

Non condividere mai la tua visione e non assicurati mai che tutti la condividano. Se per caso fossi costretto a condividere con altri la tua visione accertati di essere sempre astratto, confuso, inconsistente e frammentato.

Ignora completamente gli aspetti umani. I membri del tuo team esistono solo sul posto di lavoro, non hanno vita personale, e anche se l’avessero non sta a te preoccupartene. Del resto la vita personale non influenza minimamente le tue prestazioni sul posto di lavoro e nemmeno le loro.

Affronta le critiche. Se qualcuno del tuo team ti muove una critica hai due possibilità: (1) aggrediscilo ed intimidiscilo facendogli capire che le critiche non sono bene accette (la violenza verbale o fisica è un toccasana), (2) ascoltalo con attenzione e comportati come se avessi dimenticato immediatamente quello che ha detto. Si tratta di due approcci opposti ma che hanno entrambi un grande successo.

Il rispetto e professionalità sono merce rara. Usali il meno possibile, soprattutto nei confronti dei tuoi collaboratori, e solo quando vedi un guadagno a breve termine per te o la tua impresa. Se sei fortunato le persone che hanno lavorato con te parleranno delle tue abilità e riuscirai a farti terra bruciata attorno.

Fai attenzione alle assunzioni. Se hai seguito con attenzione tutti i punti elencati sei sulla buona strada per diventare un pessimo capo. Attento però: se non gestisci bene le assunzioni potresti trovarti comunque circondato da validi collaboratori che, in un modo o nell’altro potrebbero riuscire a portare te e la tua impresa al successo, o comunque a non colare a picco in pochi mesi. Ricorda che il modo migliore per sabotare anche le attività di recruiting è quello più semplice: occupartene in prima persona.

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