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SEOMoz, Karl Popper ti odia

Karl Popper In questi giorni ho avuto l’occasione di assistere allo SMX Advanced a Seattle. Potrei parlare bene di tante cose che ho visto e sentito e male di molte altre. Siccome a parlar male si fa peccato ma ci si diverte di più ecco tre ragioni per cui l’intervento di Rand Fishkin è stato forse il peggiore della conferenza. Rimando al sito di SEOMoz per la descrizione dettagliata dell’intervento e dello studio che ci sta dietro.

  1. Se si voleva portare un po’ di scientificità nel SEO, i ragazzi di SEOMoz hanno fallito miseramente. Il metodo scientifico prevede che si formuli un ipotesi e che questa venga poi confermata o smentita dai dati. Quello che hanno fatto quelli di SEOMoz è invece raccogliere un po’ di dati e fare delle considerazioni a posteriori aggiustado e stiracchiando l’interpretazione quando i dati sono in palese contraddizione con il buon senso. Karl Popper vi odia.

  2. Il campione di query preso in condiderazione è piccolo e non abbastanza variegato per essere rappresentativo, inoltre i massimo fattore di correlazione individuato è 0.35, che mi sembra un po’ pochino per dire qualunque cosa di significativo.

  3. Come suggeriva lo stesso Matt Cutts all’SMX, predendo nemmeno tanto velatamente in giro l’intervento di Fishkin, al posto di correre dietro gli algoritmi dei motori sarebbe meglio correre dietro agli utenti. Se è vero che gli utenti scelgono per mezzo dei motori di ricerca quali siti visitare è anche vero che i motori si evolvono sempre di più per riuscire a soddisfare le preferenze dell’utente. Quindi invece che impazzire cercando di fare goffi tentativi di reverse engineering di uno strumento tanto complesso perché non saltare un passaggio e guardare allo stesso obiettivo a cui puntano i motori di ricerca?

Sulla SEO si è detto ormai tutto. Ho l’impressione che con questi studi pseudo scientifici si stia cominciando a grattare il fondo del barile. Peccato che pochi se ne siano accorti visto che i commenti al post su SEOMoz dove viene raccontato questo studio sono positivi al 90%.

UPDATE Grazie alla SEO Geek newsletter ecco tre articoli che spiegano perché l’analisi di SEOMoz lascia il tempo che trova (per parlarne bene).

Indicizzazione questa sconosciuta

If you won't talk to your kids about indexing, who will?
Creative Commons License photo credit: broken thoughts

Una dei segreti meglio celati da Google è l’esatto numero di pagine indicizzate di un sito (no, il numero presentato a seguito di un [site:nomesito] mi irrita e basta). L’unico modo noto (almeno a me) fino a qualche tempo fa era fare usare l’operatore inurl e vedere se saltava fuori o meno un riusultato. Peccato che questo sia anche un ottimo modo per farsi bannare l’IP da Google dopo una decina di query, cosa che scatena le ire dei colleghi se lavorate in una azienda e vi capita alle 10 del mattino. Qualche tempo fa però mi sono accorto d una informazione che era li, davanti a me, ma non ci avevo mai fatto sufficiente attenzione.

Pagine indicizzate

Ebbene si, nella sezione Sitemap XML del pannello di Google Webmaster Tools viene data una chiara indicazione di quante URL sono indicizate rispetto a quelle contenute nella Sitemap XML. Questo è l’unico punto dove Google si sbilancia nel dare questo tipo di informazione per cui val la pena sfruttarla. Per siti di una certa complessità potrebbe essere utile creare molte sitemap dedicate a sezioni specifiche del sito in modo da avere una idea almeno in percentuale dello stato di indicizzazione di ciascuna sezione.

Per chi non ha voglia di smanettare sulla sitemap c’è sempre un buon vecchio metodo: tutte le pagine che hanno ricevuto almeno una visita dai motori di ricerca nell’ultimo mese hanno ottime probabilità di essere indicizzate, quindi basta mettere le mani allo strumento di web analytics di vostra fiducia.

Se qualcuno ha qualche idea in più per capire esattamente se una pagina è indicizzata o meno (un metodo che non porti al ban) sono tutto orecchie, ma non parlatemi di usare le API di Google perché altrimenti divento cattivo