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	<title>Think Pragmatic!</title>
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	<description>semantic web emergente, motori di ricerca e cultura digitale</description>
	<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:39:19 +0000</pubDate>
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		<title>Analisi di usabilità lampo: Rhodes Airlines</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 01:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;usabilità è spesso vista come una disciplina complessa, fatta di test lunghi e costosi e di procedure articolate che non danno un immediato riscontro della loro efficacia. Se in parte questo è vero non bisogna dimenticare che il modo migliore per far fruttare le nozioni di usabilità è considerarle come parte del ciclo produttivo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<em>usabilità</em> è spesso vista come una disciplina complessa, fatta di test lunghi e costosi e di procedure articolate che non danno un immediato riscontro della loro efficacia. Se in parte questo è vero non bisogna dimenticare che il modo migliore per far fruttare le nozioni di usabilità è considerarle come parte del ciclo produttivo di un prodotto software e in particolare di un sito web. Usabilità in questo senso è anche un certo sguardo con cui osservare un prodotto, una attenzione ad alcune semplici linee guida che possono fare la differenza. Provo ad illustrare questo approccio con <em>una piccola sfida</em>: scegliere un sito web e fare, in un tempo massimo di 15 minuti, una valutazione che evidenzi i principali errori di usabilità.</p>
<div class="important"><strong>Attenzione</strong>: si tratta solo di un gioco senza nessuna pretesa di scientificità: il tempo limitato a disposizione, l&#8217;impossibilità di parlare con il committente per stabilire i suoi obbiettivi, la mancanza di una formalizzazione delle metriche e di una test con utenti, sono tutti enormi handicap. Ciò che mi preme è dimostrare  che basta davvero poco tempo ed una buona conoscenza di alcune semplici linee guida per aumentare sensibilmente l&#8217;usabilità di sito o una applicazione web.</div>
<p>Nell&#8217;analisi mi servirò delle dieci <a title="Eurisitiche di Nilesen" href="http://www.useit.com/papers/heuristic/heuristic_list.html" target="_blank">euristiche di Nielsen</a> per il design di interfacce: <em>dieci principi</em> facili da ricordare ed utili per dare un giudizio sull&#8217;usabilità di un qualunque prodotto interattivo.</p>
<p>La prima &#8220;cavia&#8221; di questo esperimento è il sito dell&#8217; <a title="Aeroporto internazionale di Rodi" href="http://www.hcaa-eleng.gr/rhod.htm" target="_blank">aeroporto internazionale &#8220;Diagoras&#8221; di Rodi.</a> Cominciamo con il fare qualche considerazione sull&#8217;obbiettivo del sito: un  utente che cerca il sito di un aeroporto si aspetta in generale di trovare informazioni su tale aeroporto, dove sta, quanto è distante dalla città, quali sono i servizi di cui dispone, ed altre informazioni utili per chi ha intenzione di arrivare o partire da quella località.</p>
<p>Detto questo diamo un&#8217;occhiata sito, cronometro alla mano per 15&#8242;, navigando ed indicando le zone problematiche. Il risultato è visibile qui sotto:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thinkpragmatic.net/wp-content/uploads/site.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-64" title="site" src="http://www.thinkpragmatic.net/wp-content/uploads/site-300x145.jpg" alt="Il sito dell\'aeroporto di Rodi" width="300" height="145" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Vediamo ora di raggruppare i vari problemi in base alla linee guida violate:</p>
<ul>
<li>Visibilità e riconoscibilità dello stato del sistema (problema 3). I link non sono rappresentati secondo una modalità che indichi se sono stati cliccati o se sono cliccabili.</li>
<li>Consistenza e rispetto degli standard (problema 3 e 4) I link non sono rappresentati secondo la convenzione più diffusa ne sono resi riconoscibili in qualunque altro modo. Il link identificato dal punto 4 porta ad una pagina in greco, lingua differente dal resto del sito.</li>
<li>Estetica e design minimalista (problemi 1, 2, 6) Il design non è elastico ed a una risoluzione superiore a 800&#215;600 il testo dell&#8217;intestazione tende a sovrapporsi, le informazioni scritte in verticale sono molto complicate da leggere, il nome del webmaster non è un contenuto particolarmente interessante (a parte forse per il webmaster stesso), dovrebbe essere messo in posizione più defilata</li>
<li>Riconoscimento senza ricorrere alla memoria (problema 7) Il link evidenziato porta alla versione in greco del sito, sarebbe importante rendere il link più esplicito infatti chi si trova davanti una lingua che non conosce cerca di andarsene al più presto.</li>
</ul>
<p>Un discorso a parte è rappresentato dal problema n°5, si tratta del classico link rotto, un problema che potrebbe anche essere temporaneo.</p>
<p>Beh, non male per una osservazione di soli 15 minuti su un sito così semplice. Per ora mi fermo qui, se questa idea piace potrei pensare di fare qualche altra analisi lampo. Chissà intanto se qualcuno riesce a trovare qualche altra violazione dei principi di usabilità&#8230;</p>
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		<title>Yahoo! Microsearch: il web semantico sempre più vicino</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/yahoo-microsearch-il-web-semantico-sempre-piu-vicino/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 23:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[Semantic Web emergente]]></category>

		<category><![CDATA[microformats]]></category>

		<category><![CDATA[RDF]]></category>

		<category><![CDATA[RDFa]]></category>

		<category><![CDATA[search engine optimization]]></category>

		<category><![CDATA[semantic web]]></category>

		<category><![CDATA[SEO]]></category>

		<category><![CDATA[yahoo! microsearch]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche mese Yahoo! ha lanciato Yahoo! Microsearch un sistema di ricerca, in versione beta,  in grado di combinare i risultati tradizionali con i metadati estratti dalle pagine web. Tradizionalmente, senza entrare troppo nel dettaglio,  gli algoritmi di data mining utilizzati dai motori di ricerca si basano su un principio tutto sommato simile: i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm2.static.flickr.com/1121/1153231947_985ca8323b_m.jpg" alt="Berlin street art, photo by Alessandro Martin" align="left" vspace="5" width="240" height="180" hspace="15" />Da qualche mese Yahoo! ha lanciato <strong>Yahoo! Microsearch</strong> un sistema di ricerca, in versione beta,  in grado di combinare i risultati tradizionali con i <em>metadati estratti dalle pagine web</em>. Tradizionalmente, senza entrare troppo nel dettaglio,  gli algoritmi di data mining utilizzati dai motori di ricerca si basano su un principio tutto sommato simile: i contenuti rilevati a seguito di una scansione del web vengono indicizzati, pesati e categorizzati tenendo conto di una numerosa serie di fattori (traffico, link in entrata, unicità dei testi, ecc&#8230;). Si tratta dunque di un processo estremamente dinamico perché influenzato da molti fattori interni ed esterni al sito, ed estremamente  complesso perché basato su una enorme mole di documenti molto poco strutturati. Con il diffondersi dell&#8217;idea del Web Semantico, ha preso piede anche la consapevolezza che, se si vuole ottenere di più dal Web, è necessario a pensare a come le informazioni presenti nelle pagine web possono essere rese più facilmente disponibili ad una elaborazione automatica. Ciò è possibile attraverso una più rigida strutturazione dei documenti  associata all&#8217;uso di metadati che rendano i contenuti comprensibili anche alle macchine. Il problema problema è stato affrontato secondo approcci differenti e con confortanti segnali di successo come nel caso dei Microformats. Ciò che mancava era lo stimolo di un <em>big player</em> che dimostrasse le potenzialità dell&#8217;inserimento di metadati nelle pagine web presentandolo non come un sostituto dei normali sistemi di information retrieval ma piuttosto come un loro prezioso complemento.</p>
<p>Yahoo!, nonostante le ben note difficoltà economiche, è riuscita ha mostrare che il Web Semantico è dietro l&#8217;angolo e può essere costruito passo dopo passo. Cerchiamo però, come al solito, di essere pratici e di vedere cosa offre concretamente questo nuovo servizio sperimentale. Il risultato di una ricerca su Yahoo! Microsearch è una combinazione di risultati tradizionali e di informazioni estratte dal parsing di dati espressi con<em> Microformats</em>, <em>RDF</em> e <em>RDFa</em>. Dei Microformats ho già parlato diverse volte, mentre dedicherò a RDF e RDFa un post più approfondito in futuro. Quello che qui mi interessa sottolineare è che il valore aggiunto dal nuovo servizio di Yahoo! non sta tanto nell&#8217;estrazione di dati strutturati da pagine web, cosa di per se relativamente semplice, quanto piuttosto nell&#8217;idea che tali dati possano essere <em>messi in relazione fra loro</em> e presentati all&#8217;utente sotto forma di:</p>
<ul>
<li>Smart Snippets, ovvero brevi descrizioni che non siano solo frammenti di testo estratti da un documento sul web ma piuttosto una combinazione delle informazioni disponibili circa l&#8217;oggetto della ricerca che forniscano all&#8217;utente materiale (es. indirizzo e numero di telefono) sulla base del quale poter intraprendere delle azioni (es. telefonare) senza essere costretti a visitare la pagina.</li>
<li>Mappe, timeline e altre rappresentazioni visuali che aggreghino informazioni provenienti da più risorse sul web.</li>
</ul>
<p>Dato che un esempio vale più di molte parole consiglio di provare una ricerca con i termini <a href="http://www.yr-bcn.es/demos/microsearch/search.do?p=ivan+herman" title="Microsearch for Ivan Herman" target="_blank">Ivan Herman</a> su Yahoo! Microsearch e su un altro motore di ricerca per toccare con mano come può cambiare una SERP nel lungo viaggio verso il Web Semantico.</p>
<p>Fra le altre cose si può notare come l&#8217;idea di fornire come risultato di una query dati che possono essere usati subito per soddisfare i propri bisogni informativi è indicativa di almeno due tendenze diverse: da un lato ci si avvicina verso la visione di T. Berners Lee del motore di ricerca come agente informativo sempre più ricco ed intelligente, dall&#8217;altro si va verso strategie che tendono a rendere il motore di ricerca sempre più spesso <a href="http://www.search-marketing.it/semblog/2008/03/google-da-punto-di-partenza-pagina-di.html" target="_blank">luogo di destinazione</a> e non più solo punto di partenza per la navigazione dell&#8217;utente, come segnala <a href="http://www.search-marketing.it/semblog/2008/03/google-da-punto-di-partenza-pagina-di.html" target="_blank">Marco Loguercio</a> nel suo post sul SES di New York.</p>
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		<title>55 modi per divertirsi con Google</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/55-modi-per-divertirsi-con-google/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 00:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[knol]]></category>

		<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ad un mese esatto dall&#8217;ultimo post si torna a parlare di Google. Questa volta però, me la prendo con calma è parlo di un bel libro distribuito sotto licenza Creative Commons in cui sono incappato negli ultimi giorni: 55 ways to have fun with Google ovvero 55 modi per divertirsi con il motore di ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.divshare.com/download/3477076-d8f"><img src="http://www.divshare.com/img/3477076-d8f.jpg" alt="I could just google it" align="left" border="0" height="154" width="129" /></a><br />
Ad un mese esatto dall&#8217;ultimo post si torna a parlare di Google. Questa volta però, me la prendo con calma è parlo di un bel libro distribuito sotto licenza Creative Commons in cui sono incappato negli ultimi giorni: <a href="http://s13.divshare.com/launch.php?f=3476866&amp;s=679" title="Download di 55 ways to have fun with Google" target="_blank"><em>55 ways to have fun with Google</em></a> ovvero 55 modi per divertirsi con il motore di ricerca più famoso del mondo. Il libro è una raccolta piuttosto divertente di piccoli giochetti, easter eggs e  amenità varie che riguardano &#8220;big G&#8221;. Ad esempio: alzi la mano chi sapeva che per trovare la risposta a &#8220;la vita l&#8217;universo e tutto il resto&#8221; bastava digitare nel box di ricerca: &#8220;<a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=answer+to+life%252C+the+universe+and+everything&amp;btnG=Cerca+con+Google&amp;meta=" title="answer to life, the universe and everything" target="_blank">answer to life, the universe and everything</a>&#8220;&#8230; E qualcuno a mai riflettuto su quanto tempo Google ci fa risparmiare? Vediamo un esempio tratto direttamente dal libro:</p>
<blockquote><p><strong>Controllare se vale la pena di fidarsi dell&#8217;appuntamento di questa sera<br />
</strong></p>
<ul>
<li>Con Google: inserisci &#8220;Frank Simmonz&#8221; in Google. Salta fuori la sua fedina penale e quindi decidi di starne alla larga. Tempo impiegato: 5 minuti.</li>
</ul>
<ul>
<li>Senza Google: Incontri Frank Simmonz. Sembra essere un bel tipo, benestante e ben vestito. Lo incotri di nuovo al ristorante una settimanapiù tardi. Passa un&#8217;altra settimana e noti che Frank ha del sangue sulla camicia, ma cerchi di non farci caso. Più tardi, mentre guardate un film sulla mafia, Frank dice: &#8220;la gente del giro non parla così, altrimenti lo saprei!&#8221;. A questo punto abbandoni il cinema in tutta fretta. Tempo impiegato: 2 settimane</li>
</ul>
</blockquote>
<blockquote><p>Tempo risparmiato usando Google: 1 settimana, 6 giorni, 23 ore e 55 minuti.</p></blockquote>
<p>Insomma 55 ways to have fun with Google èun bel modo per giocare un pò con un sistema che per molti (me compreso) è diventato uno strumento di lavoro, una sfida e a volte un incubo <img src='http://www.thinkpragmatic.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /><br />
Qui si può<a href="http://s13.divshare.com/launch.php?f=3476866&amp;s=679" title="55 ways to have fun with Google" target="_blank"> scaricare il file pdf</a> oppure è possibile<a href="http://www.grimmthething.com/55fun/book.html" title="Leggi online" target="_blank"> leggere il volume online cliccando qui</a>.<br />
<a href="http://www.55fun.com/" title="http://www.55fun.com/" target="_blank">www.55fun.com</a> è il sito dell&#8217;autore dove si può acquistare una copia cartacea del libro ad una modica cifra&#8230; peccato abbia una copertina orrenda!</p>
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		<title>Google lancia Knol</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/google-lancia-knol/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 15:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[google]]></category>

		<category><![CDATA[knol]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 13 dicembre è apparsa sul blog ufficiale di Google la notizia del  rilascio, in fase beta, di un nuovo prodotto: knol. Le informazioni sono ancora poche perché il prodotto è disponibile in prova solo su inviti, per cui il materiale a nostra disposizione per riflettere sulla novità si riduce all&#8217;articolo stesso. Nelle prossime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">Il 13 dicembre è apparsa sul blog ufficiale di Google la notizia del  rilascio, in fase beta, di un nuovo prodotto: <strong>knol</strong>. Le informazioni sono ancora poche perché il prodotto è disponibile in prova solo su inviti, per cui il materiale a nostra disposizione per riflettere sulla novità si riduce all&#8217;articolo stesso. Nelle prossime settimane tale articolo verrà vivisezionato in ogni angolo del web e le interiora verranno analizzate da frotte di auspici che cercheranno di far emergere chissà quale predizione. Nel frattempo vediamo cosa sappiamo di certo del nuovo strumento (le frasi fra virglette sono tratte dall&#8217;annuncio ufficiale).</p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">knol è uno strumento 	gratuito per la produzione e condivisione dei contenuti;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il termine knol indica sia la 	piattaforma che la singola unità di conoscenza (chiamiamola 	una voce in un enciclopedia o più semplicemente una pagina 	web o ancora una unità di contenuto). Non ha, 	sfortunatamente, nulla a che fare con gli knödel.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;identità degli autori 	sarà ben evidenziata perché “conoscere  	l&#8217;identità di chi scrive aiuterà significativamente 	gli utenti nel fare un miglio uso dei contenuti”.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Un knol è pensato come &#8220;la 	prima cosa che qualcuno interessato all&#8217;argomento vorrebbe leggere&#8221;. 	Si pensa a testi introduttivi quindi e non eccessivamente tecnici o 	approfonditi.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Tutta la responsabilità 	editoriale sui contenuti è nelle mani degli autori: Google 	dichiara di volersi lavar le mani di qualunque decisione editoriale.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">knol fornirà strumenti che 	consentiranno agli utenti di commentare, fare domande, modificare o 	aggiungere contenuto o votarlo.</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm">Quando la fase di test sarà 	terminata la partecipazione a knol sarà completamente aperta 	e dunque non potrà essere garantita la qualità di 	ciascun knol. Ecco quindi il ruolo del motore di ricerca: “Our 	job in Search Quality will be to rank the knols appropriately when 	they appear in Google search results. We are quite experienced with 	ranking web pages, and we feel confident that we will be up to the 	challenge”. Quindi possiamo dire che i risultati provenienti 	da knol saranno integrati con la ricerca standard di Google 	nell&#8217;ottica della Universal Search.</p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo è quanto sappiamo, veniamo ora alle speculazioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La prima cosa che viene in mente è il potenziale <em>conflitto di interessi</em><span>. Danny Sullivan di Search Engine Land dice “</span><span>Google’s goal of making Knol pages easy to find on search engines could conflict with its need to remain unbiased</span><span>”. La questione è semplice e può essere esposta in questi termini: cosa può essere più facilmente indicizzabile da Google se non un contenuto prodotto da Google stesso? Questo non pone in partenza i contenuti di knol un passo avanti rispetto agli altri? John di Microformatique.com riassume molto bene questo rischio: “</span><em><span>With Knol, some web pages are more equal then others</span></em><span>”.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span>Altro problema potrebbe essere quello della eccessiva concentrazione. Viste le premesse, knol sembra delinearsi come un sistema chiuso. A differenza di Digg per esempio, in cui chiunque può valutare una qualunque risorsa aiutando gli altri a discriminare fra i contenuti nel web, il meccanismo di rating all&#8217;interno di knol sembra portare giovamento solo al sistema stesso, differenziandosi dallo spirito di apertura ed universalità.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span>Mi fermo qui con le speculazioni. Credo che quello che ci rimane da fare è aspettare e vedere quale sarà l&#8217;accoglienza che riceverà knol e quali saranno nella pratica le sue caratteristiche definitive e i suoi effetti sulle SERP.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span>Alcune risorse:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span><a href="http://googleblog.blogspot.com/2007/12/encouraging-people-to-contribute.html" target="_blank">L&#8217;annuncio ufficiale.</a><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Knol" target="_blank"></a></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Knol" target="_blank">La voce che gli è stata dedicata su wikipedia.</a></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span><a href="http://microformatique.com/?p=218" target="_blank">L&#8217;articolo critico su Microformatique.com</a> che propone anche un&#8217;alternativa “emergente”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Cultura Convergente di Henry Jenkins</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/cultura-convergente-di-henry-jenkins/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 23:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura digitale]]></category>

		<category><![CDATA[cultura convergente]]></category>

		<category><![CDATA[henry jenkins]]></category>

		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche settimana è uscito per l&#8217;editore Apogeo uno dei saggi più interessanti che mi sia capitato di leggere sui cambiamenti che la cultura popolare ha subito nell&#8217;epoca della partecipazione diretta degli utenti alla creazione dei media.  Jenkins ha un approccio allo studio della cultura popolare tanto rigoroso quanto appassionato. Il risultato è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/2007/libri/88-503-2629-7/8850326297p400.gif" alt="Cultura Convergente di Henry Jenkins - ed. Apogeo" align="left" height="327" hspace="10" width="200" />Da qualche settimana è uscito per l&#8217;editore Apogeo uno dei saggi più interessanti che mi sia capitato di leggere sui cambiamenti che la cultura popolare ha subito nell&#8217;epoca della partecipazione diretta degli utenti alla creazione dei media.  Jenkins ha un approccio allo studio della cultura popolare tanto rigoroso quanto appassionato. Il risultato è un saggio piacevole da leggere perché scritto da qualcuno che conosce profondamente l&#8217;oggetto del suo studio e vi partecipa attivamente. Già perché spesso chi scrive della cultura popolare ed in particolare del rapporto fra cultura ed Internet, soprattutto in Italia,  pur partendo da considerazioni utili ed interessanti finisce spesso schiacciato dall&#8217;ignoranza delle pratiche concrete che riproducono quotidianamente. Inutile dire che una conoscenza approfondita delle pratiche portate aventi da coloro che producono, riproducono e trasformano la cultura, si ottiene solamente &#8220;sporcandosi le mani&#8221;: partecipando alle community online, giocando ed interagendo con i protagonisti.</p>
<p>Analizzando il rapporto fra i fano e prodotti culturali come la trilogia di Matrix, il ciclo di libri dedicati ad Harry Potter e la saga di Guerre Stellari, Jenkins porta alla luce alcune tendenze che supporta attraverso una analisi puntuale e ricca di esempi.  Riassumere in poche righe il discorso dell&#8217;autore sarebbe davvero riduttivo e fuori luogo; preferisco riportare qui di seguito alcune frasi estratte dal volume e che credo siano particolarmente rappresentative, non solo delle tesi esposte ma anche del tono con cui il saggio è scritto.</p>
<blockquote>
<ul>
<li>Ciò che vediamo oggi è che gli strumenti divergono, mentre i contenuti convergono&#8230;</li>
<li>In una società di cacciatori, i bimbi giocano con archi e frecce, nella società dell&#8217;informazione giocano con l&#8217;informazione.</li>
<li>Ci viene chiesto quindi, in qualche modo, di guardare ma non toccare, comprare ma non usare i contenuti mediatici. Questa contraddizione è avvertita forse più acutamente per quando riguarda i contenuti cult. [&#8230;] Il lavoro che svolgono i fan nel far crescere il valore di una proprietà intellettuale non potrà mai essere riconosciuto pubblicamente se gli studios di Holliwood pensano di essere l&#8217;unica fonte di valore di quella proprietà.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Jenkins non cade mai né nell&#8217;ottimismo ingenuo alla Negroponte né nel pessimismo tecnologico di alcuni osservatori nostrani. Il nodo della partecipazione delle &#8220;persone comuni&#8221; alla creazione e trasmissione della cultura grazie all&#8217;uso di tecnologie vecchie e nuove è affrontato evidenziandone le tensioni e le possibili criticità con uno sguardo lucido e sempre documentato.</p>
<p>Unica pecca è dovuta non all&#8217;autore ma all&#8217;editore Apogeo che ha dato alle stampe un volume letteralmente pieno di refusi, che visto il costo non indifferente dell&#8217;opera (22,00 euro) si sarebbero potuti sicuramente evitare.</p>
<p>In conclusione invito a visitare il <a href="http://www.henryjenkins.org/" target="_blank">blog di Henry Jenkins</a> e a leggere <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/culturaconvergente.htm" target="_blank">la prefazione al volume pubblicata online da Wu Ming</a>.</p>
<blockquote></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Linux Day 2007 &#8212; Talk su Microformats</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/linux-day-2007-talk-su-microformats/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 16:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Open source]]></category>

		<category><![CDATA[Semantic Web emergente]]></category>

		<category><![CDATA[]]></category>

		<category><![CDATA[linux day 2007]]></category>

		<category><![CDATA[microformats]]></category>

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		<description><![CDATA[

Quest anno sarò presente al Linux Day di Cinisello Balsamo con una talk dal titolo &#8220;Microformats: il Web Semantico a misura d&#8217;uomo&#8220;. E&#8217; inutile dire che sono molto contento di avere la possibilità di partecipare ad un evento così importante e ringrazio gli organizzatori per avermi chiesto di partecipare. Maggiori informazioni sull&#8217;evento sono reperibili sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.divshare.com/img/2463958-d39.png" title="LinuxDay logo" alt="LinuxDay logo" align="left" height="162" hspace="10" vspace="10" width="100" /></p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/86/282116069_7d7fb6d398_m.jpg" title="Villa Ghirlanda - Foto di Fabio Pani  www.fabiux.org" alt="Villa Ghirlanda - Foto di Fabio Pani  www.fabiux.org" align="right" height="240" hspace="10" vspace="10" width="181" /></p>
<p>Quest anno sarò presente al Linux Day di Cinisello Balsamo con una talk dal titolo &#8220;<a href="http://linuxday.lifos.org/node/27" title="Microformats" target="_blank">Microformats: il Web Semantico a misura d&#8217;uomo</a>&#8220;. E&#8217; inutile dire che sono molto contento di avere la possibilità di partecipare ad un evento così importante e ringrazio gli organizzatori per avermi chiesto di partecipare. Maggiori informazioni sull&#8217;evento sono reperibili sul <a href="http://linuxday.lifos.org/" title="Linux Day" target="_blank">sito ufficiale</a> dove si può leggere <a href="http://linuxday.lifos.org/node/5" title="programma linux day" target="_blank">il programma</a> della manifestazione ed avere indicazioni dettagliate su <a href="http://linuxday.lifos.org/node/4" title="Come arrivare a Villa Ghirlanda" target="_blank">come arrivare</a>.</p>
<p>Per sfatare il mito che vede gli appassionati di informatica e free software come grigi nerd asociali, aggiungo che il Linux Day 2007 si svolgerà a Villa Ghirlanda che, come si può vedere nella foto, è davvero un bel posto.</p>
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		<title>Agile e PHP</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/agile-e-php/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 12:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Open source]]></category>

		<category><![CDATA[agile]]></category>

		<category><![CDATA[MVC]]></category>

		<category><![CDATA[PHP]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pur non essendo un programmatore professionista ho scritto un certo numero di righe di codice. Se mi dovessero chiedere qual&#8217;è il mio linguaggio di programmazione (web) preferito risponderei PHP. E&#8217; open source, semplice ed immediato,  senza però privare il programmatore della possibilità di rendere le cose più complesse, robuste e strutturate affidandosi alla programmazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.divshare.com/img/thumb/2368951-968.jpg" title="Bug" alt="Bug" align="left" height="102" hspace="10" vspace="10" width="130" /></p>
<p>Pur non essendo un programmatore professionista ho scritto un certo numero di righe di codice. Se mi dovessero chiedere qual&#8217;è il mio linguaggio di programmazione (web) preferito risponderei PHP. E&#8217; open source, semplice ed immediato,  senza però privare il programmatore della possibilità di rendere le cose più complesse, robuste e strutturate affidandosi alla programmazione ad oggetti e a pattern del tipo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Model-view-controller" title="MVC">Model-View-Controller</a>.</p>
<p>In altre parole PHP garantisce una enorme libertà, ma a volte questa si rivolta contro il programmatore che non è stato in grado di gestirla. La tentazione è infatti quella di mettersi a scrivere codice senza prima prendersi un po&#8217; di tempo per fare progettazione. Il risultato? &#8220;<em>Spaghetti code</em>&#8220;, ovvero codice talmente intricato da diventare impossibile da mantenere. L&#8217;unico modo per evitare questa fine è imporsi un metodo e molta disciplina, magari utilizzando metodologie di sviluppo di tipo <a href="http://agilemanifesto.org/" title="Agile manifesto" target="_blank"><em>Agile</em></a>.</p>
<p><span id="more-42"></span></p>
<p>Le metodologie che vanno sotto questo nome si basano sostanzialmente su quattro punti:</p>
<ul>
<li>le persone e le interazioni sono più importanti dei processi e degli strumenti;</li>
<li>è più importante avere software funzionante che documentazione esaustiva;</li>
<li>instaurare un rapporto di collaborazione diretta con il cliente;</li>
<li>essere pronti al cambiamento;</li>
</ul>
<p>Secondo Eddo Rotman (senior PHP engineer di Zend Technologie) le metodologie agile sarebbero <a href="http://www.regdeveloper.co.uk/2007/10/15/zend/" target="_blank">perfette per i programmatori PHP</a>, ed io non posso che essere d&#8217;accordo. Rispetto ad altre metodologie più &#8220;pesanti&#8221; infatti, consentono al programmatore di sfruttare al massimo la flessibilità e l&#8217;immediatezza del linguaggio senza il rischio di diventare un &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cowboy_coding" title="Cowboy coding" target="_blank">cowboy del codice</a>&#8220;. Grazie a poche e semplici regole il software prodotto sarà quindi più stabile e più facile da mantenere senza togliere ai programmatori impazienti la gioia di &#8220;sporcarsi le mani&#8221; con il codice in tempi brevi.</p>
<p>Va comunque  tenuto presente che nessuna metodologia è in grado di garantire la  produzione di software bug-free&#8230; come diceva <a href="http://en.wikiquote.org/wiki/Edsger_W._Dijkstra" title="Edsger W. Dijkstra">Edsger W. Dijkstra</a>:</p>
<blockquote><p> Testing can only prove the presence of bugs, not their absence.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Twittergram: saper guardare lontano</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/twittogram-saper-guardare-lontano/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 18:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Web]]></category>

		<category><![CDATA[Semantic Web emergente]]></category>

		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa avevo espresso i miei dubbi su Twitter. In sostanza quello che dicevo è che le limitazioni nella lunghezza dei messaggi rischiavano di trasformare il sistema in un bel giocattolino per early adopters.  Con il passare del tempo mi sono reso conto che anche se non avevo completamente torto, stavo guardando il fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://newsbusters.org/media/simpson-doh.png" title="Doh!" alt="Doh!" align="left" height="300" hspace="10" vspace="10" width="241" />Tempo fa avevo espresso i miei dubbi su Twitter. In sostanza quello che dicevo è che le limitazioni nella lunghezza dei messaggi rischiavano di trasformare il sistema in un bel giocattolino per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Diffusion_(business)#Theories" title="Early adopters" target="_blank">early adopters</a>.  Con il passare del tempo mi sono reso conto che anche se non avevo completamente torto, stavo guardando il fenomeno dalla parte sbagliata. Come <a href="http://http://www.scripting.com/stories/2007/07/27/whatTwitterIs.html" title="What Twitter is" target="_blank">ha scritto già tempo fa Dave Winer</a> Twitter non è solo micro-blogging , ma anche:</p>
<p><em>E&#8217; una rete di utenti</em> con un solo tipo di relazione possibile: &#8220;following&#8221;. In altre parole, un utente può decidere di seguire un altro utente, ricevendone il  flusso di messaggi.</p>
<p><em>E&#8217; un ecosistema</em>, cioè fornisce una API semplice e completa che permette a chiunque di costruire una applicazione che sfrutti le funzionalità del sistema. Winer paragona questa caratteristica al comportamento di Apple che, all&#8217;opposto, mantiene per se e per pochi altri partner la possibilità di sviluppare applicazioni per iPhone.</p>
<p><span id="more-41"></span>Un esempio di come sia possibile sfruttare l&#8217;ecosistema per creare quello che a volte viene definito <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mashup_%28web_application_hybrid%29" title="Mashup" target="_blank">mashup</a> è il software creato da Dave Winer: <a href="http://www.twittergram.com/" title="Twittergram" target="_blank">Twittergram</a>. Ecco <a href="http://www.scripting.com/stories/2007/10/04/integratingMultipleAppsSer.html" title="Come funziona Twittergram" target="_blank">come funziona</a>:</p>
<ul>
<li>Un utente si registra sul sito di Twittergram.</li>
<li>Prende il suo iPhone e  lancia l&#8217;applicazione che gli permette di fare telefonate.</li>
<li>Chiama BlogTalkRadio (646-716-6000) e registra un breve messaggio di testo.</li>
<li>BlogTalkRadio chiama Twittergram.</li>
<li>Twittergram chiama un servizio di memorizzazione esterno (S3 di Amazon) e memorizza il messaggio registrato.</li>
<li>Twittergram chiama TinyUrl per creare un indirizzo breve per raggiungere il file MP3.</li>
<li>Twittergram chiama Twitter ed invia a tutti gli utenti che &#8220;seguono&#8221; l&#8217;utente di partenza un messaggio con un link che punta al messaggio vocale da lui registrato.</li>
</ul>
<p>Ricapitoliamo. Abbiamo sei applicazioni che interagiscono grazie a delle API più o meno sofisticate. Winer, c&#8217;era da aspettarselo, ha saputo vedere lontano. La forza di Twitter,  sta nel fatto di essere un <em>sistema aperto</em>, sul quale costruire nuove applicazioni che permettano di mescolare diverse funzionalità per dare servizi aggiuntivi agli utenti. Chi ci guadagna?  Twitter guadagna un servizio aggiuntivo a costo zero che va ad arricchire il sistema; l&#8217;autore di Twittergram ha costruito la sua web application senza dover &#8220;reinventare la ruota&#8221;  ma sfruttando una piattaforma già esistente; gli utenti di Twitter hanno a disposizione un nuovo metodo per arricchire i propri messaggi.</p>
<p>In conclusione, a proposito di microblogging, vale la pena di segnalare che <a href="http://jaiku.com/help/google" target="_blank">Google ha appena comprato Jaiku</a> una piattaforma si microblogging con caratteristiche simili  e dotata di una sua API.</p>
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		<title>Motori di ricerca e Microformats</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/motori-di-ricerca-e-microformats/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 21:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

		<category><![CDATA[microformats]]></category>

		<category><![CDATA[Semantic Web emergente]]></category>

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		<description><![CDATA[
Come ho detto in un altro post i Microformats sono uno strumento in grado di aggiungere semantica ad un documento XHTML. Strumenti come Operator, o applicazioni come Upcoming possono così essere facilitati nel processare i contenuti di una pagina associando ad essi azioni o aggregando fonti differenti.
Ma come si comportano i motori di ricerca nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center" align="center"><img src="http://microformats.org/img/micro-diagram.gif" title="Microformats' diagram" alt="Microformats' diagram" align="left" height="213" hspace="10" vspace="5" width="445" /></p>
<p>Come ho detto in <a href="http://www.thinkpragmatic.net/2007/07/19/microformats-una-definizione/" title="Microformats: una definizione" target="_blank">un altro post</a> i Microformats sono uno strumento in grado di aggiungere semantica ad un documento XHTML. Strumenti come <a href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/4106" title="Operator" target="_blank">Operator</a>, o applicazioni come <a href="http://upcoming.yahoo.com/" title="Upcoming" target="_blank">Upcoming</a> possono così essere facilitati nel processare i contenuti di una pagina associando ad essi azioni o aggregando fonti differenti.</p>
<p>Ma come si comportano i motori di ricerca nei confronti dei Microformats? Per ora li ignorano, anche se il fatto che Yahoo! abbia acquistato Upcoming e che Flickr faccia uso di GeoTag fa pensare che in un futuro non molto lontano sarà possibile eseguire ricerche mirate su un particolare Microformats. Facciamo qualche esempio.</p>
<p><span id="more-40"></span><br />
Immaginiamo di dover cercare la recensione de &#8220;Un Oscuro Scrutare&#8221; il libro di Philip K. Dick: si potrebbe pensare di inserire nella form di ricerca qualcosa come:</p>
<blockquote><p>hreview:Un Oscuro Scrutare</p></blockquote>
<p>ed ottenere tutte le recensioni che parlano dei di tale libro. Si potrebbe poi raffinare la ricerca aggiungendo la data, l&#8217;autore, e gli <a href="http://microformats.org/wiki/hreview#Schema" title="Hreview schema" target="_blank">altri attributi supportati da hreview</a>.  E se invece volessi cercare una persona? Non è difficile immaginare una query del tipo:</p>
<blockquote><p>hcard: Alessandro Martin</p></blockquote>
<p>che dia come risultato le pagine contenenti informazioni sulle persone con questo nome, se non addirittura il contenuto del suo biglietto da visita.</p>
<p>Da questo punto di vista sembra proprio che i Microformats rappresentino un passo avanti verso il web semantico,  dove il motore di ricerca diventa progressivamente un agente in grado di recuperare informazioni sempre più precise.</p>
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		<title>MySpace fa schifo! Parte seconda</title>
		<link>http://www.thinkpragmatic.net/myspace-fa-schifo-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 23:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web sucks!]]></category>

		<category><![CDATA[facebook]]></category>

		<category><![CDATA[myspace]]></category>

		<category><![CDATA[Social Web]]></category>

		<category><![CDATA[The Web Sucks!]]></category>

		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[
Avevo già parlato di quanto MySpace facesse schifo sotto molti punti di vista. Ora sembra che anche il co fondatore Tom Anderson se ne sia accorto.
Qualche giorno fa è infatti apparso un post sul suo spazio dove veniva proposto un nuovo layout di pagina molto più ordinato e pulito anche se ancora un po&#8217; troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thinkpragmatic.net/2007/06/19/my-space-fa-schifo/" target="_blank"><img src="http://www.paulscheer.com/images/front_4_000.jpg" title="MySpace" alt="MySpace" align="bottom" height="204" hspace="5" vspace="5" width="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.thinkpragmatic.net/2007/06/19/my-space-fa-schifo/" target="_blank">Avevo già parlato</a> di quanto <a href="http://www.thinkpragmatic.net/2007/06/19/my-space-fa-schifo/" title="MySpace" target="_blank">MySpace facesse schifo</a> sotto molti punti di vista. Ora sembra che anche il co fondatore <a href="http://blog.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;friendID=6221&amp;blogID=309490335" title="Tom Anderson" target="_blank">Tom Anderson</a> se ne sia accorto.</p>
<p><span id="more-38"></span>Qualche giorno fa è infatti apparso un post sul suo spazio dove veniva proposto <a href="http://a560.ac-images.myspacecdn.com/images01/65/l_5b26732dfdd7edba15ddb24ac10354e7.jpg" title="MySpace new layout" target="_blank">un nuovo layout di pagina</a> molto più ordinato e pulito anche se ancora un po&#8217; troppo affollato per i miei gusti. Anche se sarei lusingato dal sapere che Mr. Anderson legge questo blog temo che questa mossa non sia causata dalle mie critiche quanto piuttosto dalla concorrenza di altre applicazioni di social web come <a href="http://www.facebook.com/" title="Facebook" target="_blank">Facebook</a>&#8230;</p>
<p>&#8230; In ogni caso, ci sono comunque delle <a href="http://webworkerdaily.com/2007/06/13/ten-things-i-hate-about-you-facebook/" title="Facebook" target="_blank">buone ragioni anche per odiare Facebook</a></p>
]]></content:encoded>
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