Sunday, December 16, 2007
Il 13 dicembre è apparsa sul blog ufficiale di Google la notizia del rilascio, in fase beta, di un nuovo prodotto: knol. Le informazioni sono ancora poche perché il prodotto è disponibile in prova solo su inviti, per cui il materiale a nostra disposizione per riflettere sulla novità si riduce all’articolo stesso. Nelle prossime settimane tale articolo verrà vivisezionato in ogni angolo del web e le interiora verranno analizzate da frotte di auspici che cercheranno di far emergere chissà quale predizione. Nel frattempo vediamo cosa sappiamo di certo del nuovo strumento (le frasi fra virglette sono tratte dall’annuncio ufficiale).
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knol è uno strumento gratuito per la produzione e condivisione dei contenuti;
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Il termine knol indica sia la piattaforma che la singola unità di conoscenza (chiamiamola una voce in un enciclopedia o più semplicemente una pagina web o ancora una unità di contenuto). Non ha, sfortunatamente, nulla a che fare con gli knödel.
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L’identità degli autori sarà ben evidenziata perché “conoscere l’identità di chi scrive aiuterà significativamente gli utenti nel fare un miglio uso dei contenuti”.
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Un knol è pensato come “la prima cosa che qualcuno interessato all’argomento vorrebbe leggere”. Si pensa a testi introduttivi quindi e non eccessivamente tecnici o approfonditi.
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Tutta la responsabilità editoriale sui contenuti è nelle mani degli autori: Google dichiara di volersi lavar le mani di qualunque decisione editoriale.
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knol fornirà strumenti che consentiranno agli utenti di commentare, fare domande, modificare o aggiungere contenuto o votarlo.
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Quando la fase di test sarà terminata la partecipazione a knol sarà completamente aperta e dunque non potrà essere garantita la qualità di ciascun knol. Ecco quindi il ruolo del motore di ricerca: “Our job in Search Quality will be to rank the knols appropriately when they appear in Google search results. We are quite experienced with ranking web pages, and we feel confident that we will be up to the challenge”. Quindi possiamo dire che i risultati provenienti da knol saranno integrati con la ricerca standard di Google nell’ottica della Universal Search.
Questo è quanto sappiamo, veniamo ora alle speculazioni.
La prima cosa che viene in mente è il potenziale conflitto di interessi. Danny Sullivan di Search Engine Land dice “Google’s goal of making Knol pages easy to find on search engines could conflict with its need to remain unbiased”. La questione è semplice e può essere esposta in questi termini: cosa può essere più facilmente indicizzabile da Google se non un contenuto prodotto da Google stesso? Questo non pone in partenza i contenuti di knol un passo avanti rispetto agli altri? John di Microformatique.com riassume molto bene questo rischio: “With Knol, some web pages are more equal then others”.
Altro problema potrebbe essere quello della eccessiva concentrazione. Viste le premesse, knol sembra delinearsi come un sistema chiuso. A differenza di Digg per esempio, in cui chiunque può valutare una qualunque risorsa aiutando gli altri a discriminare fra i contenuti nel web, il meccanismo di rating all’interno di knol sembra portare giovamento solo al sistema stesso, differenziandosi dallo spirito di apertura ed universalità.
Mi fermo qui con le speculazioni. Credo che quello che ci rimane da fare è aspettare e vedere quale sarà l’accoglienza che riceverà knol e quali saranno nella pratica le sue caratteristiche definitive e i suoi effetti sulle SERP.
Alcune risorse:
L’annuncio ufficiale.
La voce che gli è stata dedicata su wikipedia.
L’articolo critico su Microformatique.com che propone anche un’alternativa “emergente”.
Da qualche settimana è uscito per l’editore Apogeo uno dei saggi più interessanti che mi sia capitato di leggere sui cambiamenti che la cultura popolare ha subito nell’epoca della partecipazione diretta degli utenti alla creazione dei media. Jenkins ha un approccio allo studio della cultura popolare tanto rigoroso quanto appassionato. Il risultato è un saggio piacevole da leggere perché scritto da qualcuno che conosce profondamente l’oggetto del suo studio e vi partecipa attivamente. Già perché spesso chi scrive della cultura popolare ed in particolare del rapporto fra cultura ed Internet, soprattutto in Italia, pur partendo da considerazioni utili ed interessanti finisce spesso schiacciato dall’ignoranza delle pratiche concrete che riproducono quotidianamente. Inutile dire che una conoscenza approfondita delle pratiche portate aventi da coloro che producono, riproducono e trasformano la cultura, si ottiene solamente “sporcandosi le mani”: partecipando alle community online, giocando ed interagendo con i protagonisti.
Analizzando il rapporto fra i fano e prodotti culturali come la trilogia di Matrix, il ciclo di libri dedicati ad Harry Potter e la saga di Guerre Stellari, Jenkins porta alla luce alcune tendenze che supporta attraverso una analisi puntuale e ricca di esempi. Riassumere in poche righe il discorso dell’autore sarebbe davvero riduttivo e fuori luogo; preferisco riportare qui di seguito alcune frasi estratte dal volume e che credo siano particolarmente rappresentative, non solo delle tesi esposte ma anche del tono con cui il saggio è scritto.
- Ciò che vediamo oggi è che gli strumenti divergono, mentre i contenuti convergono…
- In una società di cacciatori, i bimbi giocano con archi e frecce, nella società dell’informazione giocano con l’informazione.
- Ci viene chiesto quindi, in qualche modo, di guardare ma non toccare, comprare ma non usare i contenuti mediatici. Questa contraddizione è avvertita forse più acutamente per quando riguarda i contenuti cult. […] Il lavoro che svolgono i fan nel far crescere il valore di una proprietà intellettuale non potrà mai essere riconosciuto pubblicamente se gli studios di Holliwood pensano di essere l’unica fonte di valore di quella proprietà.
Jenkins non cade mai né nell’ottimismo ingenuo alla Negroponte né nel pessimismo tecnologico di alcuni osservatori nostrani. Il nodo della partecipazione delle “persone comuni” alla creazione e trasmissione della cultura grazie all’uso di tecnologie vecchie e nuove è affrontato evidenziandone le tensioni e le possibili criticità con uno sguardo lucido e sempre documentato.
Unica pecca è dovuta non all’autore ma all’editore Apogeo che ha dato alle stampe un volume letteralmente pieno di refusi, che visto il costo non indifferente dell’opera (22,00 euro) si sarebbero potuti sicuramente evitare.
In conclusione invito a visitare il blog di Henry Jenkins e a leggere la prefazione al volume pubblicata online da Wu Ming.
Tuesday, October 23, 2007


Quest anno sarò presente al Linux Day di Cinisello Balsamo con una talk dal titolo “Microformats: il Web Semantico a misura d’uomo“. E’ inutile dire che sono molto contento di avere la possibilità di partecipare ad un evento così importante e ringrazio gli organizzatori per avermi chiesto di partecipare. Maggiori informazioni sull’evento sono reperibili sul sito ufficiale dove si può leggere il programma della manifestazione ed avere indicazioni dettagliate su come arrivare.
Per sfatare il mito che vede gli appassionati di informatica e free software come grigi nerd asociali, aggiungo che il Linux Day 2007 si svolgerà a Villa Ghirlanda che, come si può vedere nella foto, è davvero un bel posto.