DMOZ deve morire

Dictionary of the Frisian Language archive2 by Hindrik

DMOZ è praticamente nata con il Web. In quei tempi aveva senso pensare ad un progetto che avesse come obiettivo quello di raccogliere in un unico grande catalogo i siti di maggiore qualità selezionati da un team di editori in carne ed ossa. Oggi quel progetto è orrendamente naufragato, almeno nella sua versione Italiana. DMOZ puzza di vecchio. E non parlo di quell’odore di soffitta che fa pensare con nostalgia ai bei tempi andati. Ma della puzza di morte che ti aggredisce entrando in un archivio statale dove ammuffiscono faldoni coperti di polvere.

Le ragioni del fallimento

  • La categorizzazione è rigida e gerarchica. Una categorizzazione più ricca e flessibile potrebbe essere basata su faccette o su tag, magari con la possibilità di creare delle catene di etichette che consentano un raffinamento progressivo della ricerca.
  • Il sistema di gestione dei contributi degli utenti è estremamente chiuso. Se non sei un editor non hai nessuna possibilità concreta di far in modo che il sito che hai segnalato venga seriamente valutato. Altro che Open Directory Project.
  • La grafica è agghiacciante. Su questo credo che ci sia poco da aggiungere. Navigare fra le pagine di DMOZ mi fa ogni volta l’effetto delle unghie che graffiano una lavagna.

Il cancro che ha divorato DMOZ si riassume in due parole burocrazia e furbizia. La burocratizzazione ha portato alla generazione di spirali di inefficienza da manuale: se suggerisci un sito per l’inclusione potresti aspettare mesi per avere una risposta perché gli editor sono volontari, se vuoi diventare editor potresti aspettare altrettanti mesi perché gli editor sono pochi. Insomma, non se ne esce. I furbi non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Molti di coloro che hanno la perseveranza di aspettare i tempi biblici di DMOZ e riscono a diventare editor lo fanno per rendere popolari SOLO i propri siti. Ecco che dunque ogni editor diventa il padrone assoluto di una categoria e può tranquillamente limitarsi a far entrare solo i siti su cui ha qualche interesse (spesso di tratta di “made for adsense” di infima categoria).

Radere al suolo DMOZ

Cosa fare? Semplice! Radere al suolo DMOZ e spargere del sale sui server. Progettare un nuovo sistema con tecnologie al passo con i tempi che prendendo esempio da Wikipedia metta al centro il contributo di tutti gli utenti e permetta di costruire percorsi di navigazione che facciano emergere risorse preziose altrimenti poco evidenti. Una directory più aperta e democratica con processi decisionali trasparenti che soprattutto sia sufficentemente sveglia da cacciare a calci chiunque partecipi al solo per il proprio tornaconto.

Nessun post correlato.

5 comments ↓

#1 Giacomo on 11.23.09 at 22:42

Quanno ce vo’, ce vo’.

#2 EmanueleDG on 11.24.09 at 11:14

Bellissimo post, non c’è che dire! Dovrebbe essere appeso come ode in un manifesto in tutte le città d’Italia.

È il parere di migliaia di utenti della rete, SEO e non, che ogni giorno si scontrano con la medievale barriera di burocrazia e formalismo degli spavaldi signorotti di provincia che fanno demagogia, soprassedendo con egoismo e noncuranza alla directory mentre ricevono infastiditi le richieste di inserimento da parte dei normali utenti che pigramente ignorano, trastullandosi con i loro siti.

Sono comunque sicuro che questo stato di cose non democratico finirà; la loro stessa ignoranza giocherà contro di loro.

#3 mauri on 11.28.09 at 04:34

Alcune delle critiche potrebbero essere un tema di discussione interessante. Quello che trovo invece senza senso è che il “Progettare un nuovo sistema con tecnologie al passo con i tempi” debba passare per forza dal radere al suolo Dmoz. Chi vuole realizzare un sistema migliore di Dmoz può farlo e poteva farlo in qualsiasi momento della storia del web. Il problema è che è molto più facile dare addosso agli altri e farsi dispensatori di soluzioni piuttosto che mettersi a lavorare sul serio. Non mi riferisco in particolare all’autore del post, ma in generale ad una tendenza che negli anni ho visto troppe volte, per cui lasciatemi essere scettico anche in questo caso.

Da utente del web e cittadino italiano sarei felice che venisse sviluppata una directory di siti italiani professionale, ben curata e aggiornata, un punto di riferimento per la ricerca web nella nostra lingua. Mi sembra anche giusto che a pensarla e gestirla siano gli addetti ai lavori, in varie forme.

In tanti anni che faccio l’editore in ODP per divertimento, mai mi è capitato di venire a conoscenza che un webmaster/SEO o un associazione di addetti ai lavori fosse anche lontanamente interessata ad un progetto del genere. Perchè il lavoro costa fatica, denaro, impegno, competenze e professionalità.

Di conseguenza, ripeto, alla fine è molto più facile parlare, soprattutto di quello che non si conosce approfonditamente. Maurizio :-)

#4 Alessandro on 11.29.09 at 13:43
Alcune delle critiche potrebbero essere un tema di discussione interessante. Quello che trovo invece senza senso è che il “Progettare un nuovo sistema con tecnologie al passo con i tempi” debba passare per forza dal radere al suolo Dmoz.

In effetti qui non mi sono spiegato bene. Quando dico che bisognerebbe “radere al suolo DMOZ” intendo dire che sarebbe necessario fare piazza pulita di tutte le logiche che hanno portato DMOZ ad essere una macchina inefficiente. Sarebbe da pazzi sprecare tutto il lavoro che gli editor hanno fatto in questi anni.

Mi sembra anche giusto che a pensarla e gestirla siano gli addetti ai lavori, in varie forme.

Addetti ai lavori o meno, l’importante è che siano in grado di distinguere un sito di qualità da un sito “Made for Adsense” e che non abbiano palesi conflitti di interessi.

In tanti anni che faccio l’editore in ODP per divertimento, mai mi è capitato di venire a conoscenza che un webmaster/SEO o un associazione di addetti ai lavori fosse anche lontanamente interessata ad un progetto del genere. Perchè il lavoro costa fatica, denaro, impegno, competenze e professionalità.

Hummm… guarda che di directory è pieno il Web. Ed alcune non sono nemmeno tanto orribili, il problema è che non hanno l’auterevolezza ed il prestigio, anche agli occhi dei motori di ricerca, che ha acquisito DMOZ.

Di conseguenza, ripeto, alla fine è molto più facile parlare, soprattutto di quello che non si conosce approfonditamente. Maurizio :-)

Ancora più facile è stare zitti e accettare che il patrimonio di DMOZ ed il lavoro di alcuni bravi editor sia inquinato da persone che diventano editor solo per promuovere i propri siti. Oppure tacere e vedere un patrimonio storico del Web come DMOZ morire lentamente affogato nella burocratizzazione. Se pensi poi che nel post ci siano delle inesattezze dovute al fatto che non conosco la situazione approfonditamente ti prego di correggermi.

#5 mauri on 11.29.09 at 21:20

Il lavoro di circa 10 anni non verrà mai sprecato, neanche se AOL domani decidesse di chiudere la directory. L’uso dei dati RDF è gratuito per cui chiunque potrebbe riutilizzarlo in un progetto nuovo.

Riguardo ai siti “Made for Adsense”, ti ricordo che sono proprio gli addetti ai lavori (o gli aspiranti tali) a realizzarli, in prevalenza. E’ quindi all’interno del settore webmastering/SEOing che va fatto un esame di coscienza sull’impoverimento che produce la realizzazione di certi siti.

Dmoz ha le proprie regole e ti garantisco che fa il possibile per tener medio-alto il livello di qualità. Il fenomeno dei “Made for Adsense” è solo uno dei più recenti pretesti con cui si realizzano siti inutili, ma la fila è lunga di meccanismi simili e Dmoz li ha passati tutti poi uscendone a testa alta. La spazzatura finirà prima o poi nel bidone, è sempre stato così e non vi è motivo per pensare diversamente. Questo “indotto” del web è sempre esistito e Dmoz fa il possibile per difendersi.

Le directory sul web… Sì, è vero, ci sono molte directory sul web, ma la maggior parte sono a “gestione familiare”, destinate a morire non appena il gestore o i pochi gestori capiscono che per mantenere un elenco aggiornato e affidabile occorre, come ti dicevo, lavoro, tanto tempo, professionalità, denaro. La maggior parte delle directory non hanno questi requisiti, o comunque non sono in grado di fare poi un salto di qualità. L’autorevolezza e il prestigio che tu citavi, non sono regalate dai motori di ricerca, ma sono e possono solo essere il frutto del lavoro che tu sai mettere a disposizione.

Qualsiasi soggetto in Italia che sapesse creare una directory di un certo livello e stabile nel tempo avrebbe il riconoscimento dei motori di ricerca.

Dopo che sono falliti o ridimensionati/riassorbiti i progetti di sistemi di ricerca italiani e internazionali con alle spalle grosse aziende e grossi budget, ho capito che tutto sommato la filosofia in sè del progetto ODP non era poi così bislacca, se è sopravvissuta a tutto questo.

Non si tratta di sentirsi superiori o migliori, ma solo di capire e difendere la propria unicità. Dmoz non ha mai preteso di essere “the best of the web” come fanno alcuni, difende semplicemente il proprio diritto di essere un protagonista della rete e di essere accettato per quello che è, senza che nessuno si senta autorizzato con semplicismo ad additarlo come la causa dei propri mali o dei mali del web.

Ognuno mantiene la libertà di fare di meglio, se sa come farlo. Dmoz, che io non rappresento, credo che voglia solo mantenere la libertà di essere quello che ha stabilito di essere.